La valutazione del battito cardiaco del feto in utero rappresenta da moltissimi anni il modo più semplice per controllare il benessere del bambino e la cardiotocografia è diventata una prassi in tutte le sale parto. Lo studio della morfologia del cuore fetale nasce però solo negli anni ’80 quando lo sviluppo delle tecniche ecografiche ha reso possibile l’accurata valutazione degli organi fetali. Inizialmente riservato ai cardiologi pediatri, questo esame è progressivamente passato nelle mani dei ginecologi, creando una sinergia tale da migliorare diagnosi e gestione delle cardiopatie fetali.
L’ecocardiografia fetale non è un’indagine di routine, ma rappresenta un esame diagnostico di secondo livello, da praticare cioè in quelle gestanti che presentano un rischio maggiore rispetto alla popolazione generale di dare alla luce un bambino affetto da una cardiopatia congenita per la presenza di uno o più fattori di rischio.
L’epoca ideale per lo studio del cuore fetale è tra 18 e 24 settimane, poiché a quest’epoca il sistema cardiocircolatorio ha raggiunto una completa maturazione e la presenza di una buona quantità di liquido amniotico e l’ancora incompleta ossificazione delle coste fetali permettono un agevole studio del bambino.
Finalità dell’ecocardiografia fetale è studiare in maniera sequenziale l’anatomia del cuore e dei vasi che ad esso portano il sangue e che da esso partono e vanno in tutto il corpo. Tale valutazione viene eseguita inizialmente con una tecnica standard bidimensionale. Si procede quindi ad una valutazione funzionale per la quale si utilizzano diverse metodiche. L’ecocardiografia fetale, in corso di esame bidimensionale, ha raggiunto un’accuratezza diagnostica di circa 80-90% per la maggior parte delle cardiopatie congenite.
Recentemente, grazie ai progressi della tecnologia e all’applicazione degli stessi alla tecnica ecografica, all’ecografia tradizionale basata sulle rappresentazioni bidimensionali sopra descritte è stata affiancata una nuova tecnica sonografica che si avvale dello studio tridimensionale e quadridimensionale.
Diversi sono stati i benefici apportati dall’ecografia tridimensionale (3D): la possibilità di rivedere un volume acquisito in modo interattivo anche dopo che la paziente ha terminato la seduta; la facoltà di utilizzare diversi piani di sezione per la valutazione delle strutture anatomiche; la possibilità di ruotare il volume acquisito in modo da studiare le strutture anatomiche sotto diverse prospettive; la disponibilità di differenti modi di visualizzazione che permettono di vedere varie caratteristiche della medesima struttura; da ultimo, anche la possibilità di trasferire i dati a Centri specializzati per un riesame, senza la necessità di far spostare la paziente.
L’ecografia ha recentemente beneficiato di un’altra evoluzione tecnologica grazie alla “conquista” della quarta dimensione, cioè il tempo. L’ecografia in 4D è un esame entusiasmante, poiché consente di vedere i movimenti in 3D rendendo quindi possibile la visualizzazione della funzione, rappresentando in tal modo uno sconfinato campo di ricerca per la comprensione del funzionamento di organi come il cuore.
La metodica in 3-4D, pur non consentendo di individuare tutte le cardiopatie, contribuisce ad una migliore comprensione dell’anatomia e della fisiopatologia cardiaca, aumentando le nostre possibilità diagnostiche. Perciò è particolarmente meritoria la campagna che l’Associazione per lo Studio delle Malformazioni (ASM Onlus) ha voluto dedicare alla raccolta di fondi per l’acquisto dell’apparecchio ecografico a 3 e 4 dimensioni, il nuovissimo Voluson E8 della General Eletric, recentemente donato alla Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Ospedale Sacco. Questo apparecchio è attualmente utilizzato per studiare la funzione cardiaca in tutti i casi di patologie fetali.
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