Oggi ho ricevuto una lettera da un caro amico, si chiama Edgardo Somigliana (detto Dado). Fino a poco tempo fa era ginecologo alla Mangiagalli, una delle Cliniche Ostetriche e Ginecologiche più importanti in Italia. Lui è un bravissimo ginecologo, ed anche una persona speciale, che ha scelto di andare a lavorare per un po' di tempo in Uganda. Gli avevo chiesto di scrivermi, ed ecco qui la lettera. Confesso che mi sono commossa.
Lettera da Aber, Uganda, 10 novembre 2009
Il John’s Pope Aber Hospital è un ospedale rurale nel Distretto di Oyam, situato nel Nord dell’Uganda. Lavoro come ginecologo in questo ospedale da alcune settimane. Questa mattina durante il giro nel reparto di Maternità mi sono trovato a dover impostare una terapia antibiotica per una gastroenterite batterica. Non avendo chiaro il regime terapeutico più adatto per questa patologia in un contesto africano, decido di andare a trovare Caterina, un’espatriata italiana medico internista, nel reparto di Medicina dello stesso ospedale.
La trovo seduta ad un tavolino della stanza medici, vicina alla finestra. Mi colpisce il suo sguardo quasi assente. Sta parlando con un’infermiera. Non bado a quello che dicono. Il mio sguardo vaga per la stanza, scura, fatiscente. Mi colpisce il contrasto con la luce ed i colori che ci sono fuori. Dalla finestra si vede il cortile interno dell’ospedale. E’ un grande prato verdissimo dove i parenti dei ricoverati stendono i vestiti e le lenzuola dei malati (l’ospedale qui non fornisce il servizio lavanderia e mensa per cui i ricoverati sono sempre accompagnati da qualche parente che si cura di queste cose). E’ bellissimo. Il prato è quasi del tutto coperto da tessuti dei colori più disparati. Il sole intenso delle ore di mezzogiorno ne accende ancor più l’intensità. Il mio sguardo torna nella stanza buia. Sul tavolino di fronte a Caterina è appoggiata una cartella clinica. La prendo in mano, la scorro velocemente. Bambino di 10 anni, otite evoluta in meningite, decesso oggi, ore 10.30. Ecco il motivo dello sguardo di Caterina. In quel momento, l’infermiera finisce di discutere e si allontana. Caterina guarda qualche istante ancora nel vuoto poi comincia a parlare. Mi spiega che due giorni prima il bambino aveva risposto benissimo alla terapia con Ceftriaxone (un vecchio ed efficace antibiotico), al punto che sperava di poterlo dimettere a breve. Poi, ieri, l’improvviso e rapido peggioramento del quadro. Non riusciva a spiegarselo. Non capiva. Ora, solo dopo il decesso, un’infermiera le ha spiegato che il Ceftriaxone era stato sospeso già da alcuni giorni perché i genitori non avevano i soldi per pagarlo. E a Caterina non era stato detto nulla. Cade il silenzio tra noi. Da fuori, si sentono le voci di alcuni bambini. Le parole perdono significato. Caterina è sempre seduta, continua a guardare davanti e sé. Esco dalla stanza e mi allontano. Cammino nel sole. Lascio correre i pensieri. Faccio un calcolo. Il Ceftriaxone costa poco più di mezzo euro a fiala, la terapia per questo bambino costava poco più di cinque euro. Cinque euro, la vita di un bambino…
Mi sorprende un
pensiero. Cinque euro è meno del prezzo di una Guinness al Bar Magenta. I miei
pensieri corrono a Milano. Mi piace Milano in autunno, quando gli alberi si
spogliano delle loro foglie e il freddo comincia a farsi più intenso. Anche se ancora
vago, nelle sere più fredde, si comincia a respirare il profumo di Natale.
Rivedo il Bar Magenta, le sue decorazioni liberty, i suoi bar-man frettolosi e
un po’ scontrosi, la musica spesso troppo alta. Trovo una sensazione di
piacevole calore nel cercare i ricordi che mi legano a quel posto.
Poi i pensieri tornano a
quel bambino, ai quei cinque euro. Penso alle disparità del mondo, penso alla
medicina e alla paurosa forza della natura. Tre mamme morte tra le mie mani in
meno di un mese. In 15 anni di attività in Italia, ne ricordo una sola. La
natura è feroce. In Italia, la domiamo quasi sempre ma talora, anche noi
medici, perdiamo di vista l’importanza del lavoro che svolgiamo. Ci sentiamo
spesso inutili e sempre sostituibili. Da qui, da questo ospedale perso nel
nulla, capisci che non siamo mai inutili. Siamo sostituibili, quello sì, ed è
la nostra forza. Il nostro sistema è ridondante e per questo è così
meravigliosamente efficace. Tutti possiamo uscire di scena senza che nulla
cambi. E’ giusto sia così.
Scrivo che ormai sta
calando la sera. Sento gli occhi lucidi. Forse le emozioni, forse la febbre che
mi tormenta. La malaria non dà tregua a nessuno in queste settimane. Penso agli
amici e colleghi dell’ospedale Sacco che mi avevano chiesto di scrivere una
lettera per il loro giornale. L’ho fatto oggi, un giorno triste ma anche
un’occasione per fermarsi e guardare. A loro è dedicata questa lettera. Un caro
abbraccio in particolare ad Irene Cetin ma anche ai suoi fantastici ragazzi coi
quali ho condiviso momenti di lavoro ed amicizia e che ricordo con molto
affetto.
Edgardo Somigliana
Medici
con l’Africa CUAMM
Dado,
facci sapere come possiamo fare a donare qualcosa al vostro ospedale.
Irene
Scritto da: Irene cetin | 15/11/2009 a 17:13
Caro "Dado",
è una testimonianza molto bella, che fa pensare. Specialmente ora che partirà la corsa frenetica ai regali di Natale. Un Natale di cui, persi nei meandri del nostro mondo consumistico, abbiamo dimenticato il vero significato di amore e di pace.
Sarebbe un onore per me, così come per tanti, poter aiutare l'ospedale in cui lavori. Facci sapere come.
Buon lavoro,
Manuela Martorana
(ci siamo incrociati qualche volta nei corridoi della Regina Elena)
Scritto da: manuela | 15/11/2009 a 17:43
Grazie, Dado, per questa testimonianza forte e concreta, che ci aiuta a rivalutare il senso della "normalità".
Anche per me sarebbe un onore poter dare un aiuto...
Scritto da: Cristina | 16/11/2009 a 12:29
Vale la pena di segnalare questo post, per diffondere la possibilità di aiuto. Ma anche per "ridimensionare" i problemi che incontriamo nella vita di tutti i giorni.
Scritto da: asa | 16/11/2009 a 13:41
Ieri sera dopo aver letto la lettera di Edgardo Somigliana sono ritornata a leggere un libro che la sua testimonianza aveva fatto emergere dai ricordi di letture lontane.
Albert Camus ne "La peste" traccia un ritratto del medico Rieux che si affianca ai malati, lotta con loro contro la malattia, li sorregge negli ultimi momenti di vita e poi con la loro caduta, certe volte rimane in piadi altre volte cade.
In particolare fatica a reggere la morte di un bambino, la sua sofferenza nel'affrontare la peste, le sue grida.
In un bellissimo passaggio Tarrou, compagno di lotta contro la peste, chiede a Rieux se crede alla "santità laica".
Rieux risponde: "Forse, ma lei sa, io mi sento più solidale con i vinti che con i santi.Non ho inclinazione, credo, per l'eroismo e per la santità. Essere un uomo, questo mi interessa."
Ciparina
Scritto da: Ciparina | 17/11/2009 a 10:51
Caro Dado,
leggendo la tua lettera ho fatto un salto nel tempo e sono ritornata alla mia esperienza in India, alla sensazione di impotenza e di inutilità che si prova di fronte alla morte di una persona o di un bimbo che non ha colpa, se non quella di essere nato in quella parte del mondo. C'è qualcosa però che ti da la forza di andare avanti ed è il sorriso di quei bimbi, il loro sguardo intenso e la loro capacità di apprezzare e gioire di quel poco che hanno. Alla fine, tu farai cose importanti e concrete per loro, ma loro ti ripagheranno con tanto di quell'amore...che non ha prezzo!
Un grande abbraccio,
Tatjana
Scritto da: tatjana | 19/11/2009 a 09:36
Caro Dado,
grazie.
Perché non è da tutti avere il coraggio di affrontare un mondo così diverso da quello a cui siamo “abituati” o “assuefatti”. Perché raccontando quello che stai vivendo mi sono commossa, intenerita, sentita frustrata e anche un pò in colpa per tutto lo spreco del quale sono complice ogni giorno, ma più di tutti mi hai fatto risvegliare dal torpore dell’abitudine quotidiana, quello in cui non ti accorgi che sfacciata fortuna hai avuto a nascere e crescere in condizioni così agiate, dando per scontate così tante cose… e riacquisire questa lucidità ci consente di poter agire, produrre anche piccole briciole, che però unite possono davvero servire a qualcosa…
Dacci un consiglio su come poter contribuire, ognuno di noi, con la sua briciola!
Un abbraccio fortissimo
Chiara
Scritto da: Chiara Mandò | 20/11/2009 a 11:13
grazie Edgardo, sei riuscito a trasmetterci la tua emozione; anche questo è un atto importante come, mi pare, quello che ti ha portato in Uganda.
Un abbraccio grato
Dario
Scritto da: Dario | 20/11/2009 a 11:33
Ciao Dado,
forse non ti ricordi neanche di me, ho lavorato con Chiara Mandò alla Regina Elena per un pò di tempo. Volevo ringraziarti per la testimonianza di ciò che vedi e vivi in Uganda. Ciò che hai raccontato, le tue emozioni, mi hanno riportata con i piedi per terra. Mi mostra il valore inestimabile che hanno le persone, cosa che spesso tendiamo a dimenticare per concentrarci solo sul nostro benessere.
Mi piacerebbe poter aiutare il bellissimo lavoro che stai svolgendo in quell'ospedale. Ti chiedo quindi di darmi una dritta su come fare.
Patrizia Colapietro
Scritto da: Patrizia Colapietro | 20/11/2009 a 11:37
Carissimo Dado,
questa tua testimonianza concreta di un giorno così, forse come tanti altri giorni trascorsi in Uganda ma, cosi tanto diverso da tutti quei giorni che viviamo qui, debba farci fermare, inevitabilmente; perché, tutti quanti noi, abbiamo il dovere di fermarci e in qualche modo agire, senza lasciare che si venga riempiti e poi impolverati dal nostro solo quotidiano vivere.
Grazie infinite, un abbraccio forte,
Francesca
Scritto da: Francesca Colleoni | 20/11/2009 a 16:07
Cari tutti,
Leggere i vostri commenti mi ha emozionato davvero. Sono un pò labile in questo periodo, forse tutto quello che succede qui, forse la malaria che non riesco a debellare (ho iniziato la terza terapia diversa. Se falllisce anche questa, torno e mi faccio ricoverare lì al Sacco...).
Per i contributi, il meglio è passare tramite l'ONG per cui lavoro. Si chiama Medici con l'Africa CUAMM. Il sito internet è: www.mediciconlafrica.org.
Lì trovate tutte le indicazioni.
Un abbraccio a tutti.
Dado
Scritto da: Edgardo Somigliana | 21/11/2009 a 06:39
Ciao Dado, riesci a farmi piangere ogni volta che leggo qualcosa di te. Io e la zia Mea vorremmo poter fare qualcosa per quei bambini che tanto ami e proteggi, facci sapere come poterlo fare. Ti siamo molto vicine e non c'è giorno che non parliamo di te e della bella cosa che stai facendo. Curati e quando puoi scrivici.
Un abbraccio tua Gio e Zia Mea
Scritto da: Giovanna Nocetti | 21/11/2009 a 16:24
Ciao Dado,
non ti conosco ma questo non ha importanza. Ringrazio Chiara per avermi girato questa testimonianza di umanità e ringrazio te per averla condivisa con tutti noi .... facendoci in questo modo riflettere.
Credo che niente succeda a caso ed a me è successo di leggere la tua esperienza in un momento particolare della mia vita. Sono al secondo tentativo di gravidanza assistita andato anche questo male!! Avrei potuto passare giorni nella sofferenza invece la tua esperienza mi ha permesso di risollevarmi, capire quanto sono,siamo molto più fortunati di tantissime altre persone. Non posso fare molto...a parte una piccola donazione, cercare di vivere sempre più felice e grata per quello che la vita mi ha riservato ed imparare sempre più dagli altri e con gli altri l'essere ' Umano ' !! Vi ringrazio Cinzia
Scritto da: Cinzia Cioncolini | 23/11/2009 a 15:04
Ciao Dado,
Spero che tu riesca a vincere la febbre. Sei una liana, un link, essenziale per quei bambini.
Piero.
Scritto da: Pietro Poggi-Corradini | 24/11/2009 a 01:55
Caro Dado forse non ti ricordi di me. Sono Enrico un amico scomodo e pesante. Penso ogni giorno al tuo coraggio e a quello della tua famiglia. Mi sento incapace anche solo di capire quanto temerario sia quello che stai facendo. Beh un risultato l'hai ottenuto: non vado più al bar Magenta. Quanto ero fortunato lo immaginavo già!!!
Mi manchi e la più grande paura è di ritrovarti un giorno cambiato. Perchè per me il Dado di adesso era il massimo. Dall'emisfero fortunato ciao
Scritto da: Enrico | 25/11/2009 a 18:43
grazie Enrico, hai ragione.
Dado ha molto coraggio, sta facendo qualcosa di grande.
Ma anche noi, moglie e figli rimasti senza di lui in questo mondo dorato, ne abbiamo altrettanto.
Scritto da: Rita | 26/11/2009 a 15:26
Cara Rita,
hai ragione. A volte le donne restano a lato, non per questo però meno importanti in questo mondo ormai poco attento e con sempre meno tempo.
Un abbraccio
Irene Cetin
Scritto da: Irene cetin | 26/11/2009 a 15:38
Ciao Dado,
ti ho già espresso tutta la mia ammirazione in una mail che ti ho mandato alcuni giorni fa. La tua lettera agli amici del Sacco è grande soprattutto perché in nessun momento rivela pietismo, ma semplicemente racconta la realtà per quanto cruda sia. Solo un uomo della tua statura può affrontarla con serenità e coraggio. Hai i mali dell'ingiustizia del mondo sulle tue spalle! L'inutilità della nostra esistenza da questa parte del mondo è soffocante. Per favore dammi notizie di quella febbre della quale non riesci a liberarti. Dado, sei immenso.
Baci - Mea
Scritto da: amelia | 26/11/2009 a 18:33
ciao Dado,
sono tuo 'cugino' Paolo di Padova, il figlio di Giovanni.
Ho letto e divulgato questa tua minuta.
Commovente
Scritto da: paolo | 21/12/2009 a 19:13
Ciao Dado sei un grande, unisci le parole con i fatti!
Gianca
Scritto da: Giancarlo | 27/12/2009 a 14:11
Caro Dado,
leggo solo oggi la tua lettera.
Grazie a te devo la nascita della mia Aurora. Grazie a te devo la consapevolezza di quanto siano piccole le difficoltà della nostra vita. Grazie a te devo una nuova energia, una spinta a fare di più per aiutare chi soffre.
Mi sento davvero fortunata ad avere avuto il grande onore di conoscere una persona straordinaria come te.
Grazie di tutto. Grazie.
Micaela
Scritto da: Micaela | 06/03/2010 a 23:12
Caro Dado,
Valentino mi ha girato su facebook il link.
Scrivi davvero bene, conosci la sintassi che ci fa sentire utili come genere umano ai nostri simili, il tuo è un crescendo di forza interiore che ti ha portato a dividerti temporaneamente dai tuoi affetti piu grandi e dalle sicurezze del nostro mondo occidentale, per essere invece avvolto dalla grande ineluttabilità del destino dei nostri fratelli più sfortunati. Ai nostri occhi l'equazione guinness del bar magenta costa come una vita umana non trova spiegazione ma lasciamo che accada ogni giorno
Grazie per quanto fai è un privilegio esserti amico. Il tuo amico di tanti Capodanni spensierati a Passo Gardena!
Scritto da: Giorgio | 23/03/2010 a 19:17
Buongiorno Dott. Somigliana,
per lei sono solo un volto tra tanti al Regina Elena. Ma qualcosa mi ha fatto capire che c'era un uomo vero dietro il camice bianco. Mio figlio è arrivato grazie a Lei ed ai Suoi colleghi ma in Lei c'era più umanità e professionalità e si percepiva. Ora che da Genova sto cercando su internet il suo nome perchè ho bisogno di un parere di un ginecologo, scopro che Lei è in Uganda e ne sono felice. Il mio sesto senso aveva percepito anche solo in pochi incontri che Lei era un uomo fuori dal coro.
Troverò un altro ginecologo al quale chiedere una consulenza. Lei ha altro a cui pensare in questo momento. Buona Vita!
Cinzia (Genova)
Scritto da: cinzia | 15/05/2010 a 19:19
Ciao Dado, sono Luigi (hotel Cir, 1986); hai spirito di avventura e grande spirito di servizio. Il mio contatto: luigi.barbieri@styma.it
Un forte abbraccio.
Scritto da: Luigi Barbieri | 24/05/2010 a 16:16