Il desiderio più che comprensibile di ogni madre è che il proprio figlio sia sano. Esistono alcuni esami per verificare, ad esempio, che non esistano problemi genetici quali la sindrome di Down (Trisomia 21) e la Trisomia 18. Questi esami sono invasivi, quindi comportano un seppur ridotto rischio di aborto (2-3 per mille). Oggi però sono disponibili test non invasivi, che individuano la possibilità di un rischio e che, se negativi, evitano la necessità di quelli invasivi.
Uno di questi è l'Ultratest, esame che abbina una ecografia a un prelievo di sangue. La prima misura la translucenza nucale, cioè dimensione della zona tra cute e colonna cervicale del feto. Maggiore è la misura dello spazio, più alto il rischio di problemi genetici. L'esame del sangue verifica invece la quantità di Free-Beta HCG e PAPP-A, sostanze prodotte dalla placenta. Gli esiti dei due esami, combinati tra loro, determinano il rischio di presenza di Trisomia 18 o 21.
Dopo aver fatto questi accertamenti, puoi valutare il tipo di rischio e decidere se procedere agli esami invasivi insieme ad un medico esperto
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