La gravidanza e il puerperio sono periodi cruciali non soltanto sul piano biologico, ma anche sul piano psicologico. Da un lato la donna subisce mutamenti fisiologici che la preparano al parto, alla nascita e al successivo accudimento del neonato. Dall’altro si trova a dover elaborare e integrare i propri ruoli sociali e familiari a livello psicologico, in relazione alle proprie credenze, alla rete sociale di appartenenza e agli eventi di vita.
La letteratura ha mostrato che questo processo non è sempre virtuoso. La donna può sviluppare problematiche di carattere ansioso-depressivo, tra cui la depressione postpartum (PPD).
Quali sono i primi segnali?
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le preoccupazioni ossessive per la salute del neonato
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l'esclusione del partner dalla relazione con il bambino
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un evidente e persistente affaticamento legato al parto
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una continua autocritica
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la mancanza di fiducia in se stesse
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i sentimenti di angoscia, impotenza e di fallimento
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la difficoltà a provare sentimenti nei confronti del neonato
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il timore di rimanere da sole con il bambino
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l’idea di essere “cattive madri” e “cattive mogli”
È essenziale permettere che la PPD venga riconosciuta e trattata prontamente, cosa che ad oggi avviene difficilmente a causa di:
- una scorretta interpretazione dei sintomi
- una negazione del problema
- un rifiuto a parlare delle proprie difficoltà
Melissa Pozzo
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