Ed eccoci a casa dopo due soli giorni di ospedalizzazione. Sono puerpera, quindi, secondo opinioni di parenti/amici/conoscenti devo aspettarmi di: essere stanca, sottoposta a variazioni e a sbalzi di umore, passare 24 ore su 24 ad accudire il piccolo uomo senza trascurare la sorellina di due anni ed il marito (e poi ci sono anche Agata e Mandurino, i fidi cani che ci accompagnano da 9 anni)…il tutto in un felice clima di serenità e di accettazione.
Mi scrive un amico di Linkedin “Congratulazioni, immagino che tu stia passando un periodo bellissimo….”. Già bellissimo, caro A., tra una poppata, un cambio pannolino ed un bagnetto, la perdita del moncone ombelicale e la gestione dei parenti il rischio è che si faccia fatica a percepire questo momento come magico!
In altre culture (Africa, Oriente) ed in altri tempi anche in Italia, la puerpera veniva accudita per 40 e più giorni dalle donne della famiglia: non doveva fare nulla se non occuparsi del piccolo appena nato. I lavori di casa e le fatiche quotidiane della neo-mamma venivano delegate ad altri in modo che lei potesse riprendersi fisicamente e dedicarsi alla creatura.
Oggi la puerpera rientra da subito nei ruoli di moglie/figlia/amica senza che il puerperio possa essere percepito come un “limbo” in cui cullarsi ancora un poco prima di rientrare nella normalità.
A meno che non si seguano alcuni accorgimenti pratici che permettano a noi puerpere di riprenderci in parte il limbo perso.
Ne cito alcuni che sto provando a mettere in atto:
- organizzarsi in modo da avere un aiuto in casa, al quale delegare parte delle faccende domestiche. Se ci si può permettere una colf ben venga, altrimenti è bene ricordarsi che la rete di famigliari e amiche c’è, basta togliersi il costume da wonder woman e alzare la bandiera bianca;
- negoziare con il partner/marito un periodo in cui stia a casa a godersi il neo-arrivato e ad aiutare la neo-mamma: la legge 53/2000 permette al padre il congedo di paternità sin dal primo giorno della nascita e per un periodo che può andare da qualche giorno a 7 mesi;
- ritagliarsi un po’ di tempo per sè: basta una telefonata od una visita ad una amica, un passaggio dall’estetista o dal parrucchiere, la lettura del giornale o di un libro;
- delegare ogni tanto la gestione del pupo ad una persona di fiducia (tata, mamma, marito) , in modo da ritrovarsi libere di fare qualsiasi cosa senza pensieri mammeschi;
- navigare in internet, dialogare con altre neo-mamme, crearsi una comunità di riferimento online: non è necessario essere geek-girls, basta frequentare qualche blog (vedi quelli citati da partobello!) che ci si rincuora;
Dimenticavo nella mia esperienza i suggerimenti sono possibili solo se si riesce (difficilissimo ma ci si può provare....) a:
- togliersi il costume di wonder woman, abbandonare efficientismo milanese e capire che si può essere stanche e aver bisogno di aiuto anche se fino a pochi giorni prima si indossavano i ruoli di mamma/moglie/lavoratrice/figlia/amica senza fare una piega;
- mettere a tacere (almeno per un pochino…) il senso di colpa onnipresente: se anche ci si ritaglia qualche momento per sé non significa essere madri snaturate.
A proposito, finisco il post proprio mentre il pupo inizia a piangere....eccomi di nuovo in pista!
Ciparina
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