La PPD è un disturbo depressivo non psicotico che inizia o si estende nel periodo postpartum, di lieve o moderata gravità, caratterizzato da sintomi simili a quelli di un quadro depressivo che si manifesta in altri periodi di vita; colpisce il 10-15% delle primipare. La diffusione della PPD ha il suo culmine a 10-14 settimane dal parto ed è il problema medico più comune che le neo mamme devono affrontare.
Frequentemente, purtroppo, la PPD non viene riconosciuta e ciò ha un effetto deleterio per l’intera famiglia e sulla cura del bambino.
La PPD si può sviluppare a seguito di eventi di vita stressanti o negativi nel corso della gravidanza, difficoltà nel rapporto di coppia, cattiva qualità della relazione con il partner e con le famiglie d’origine, scarso sostegno emotivo e sociale, esperienza soggettiva negativa della gravidanza e/o del parto, precedente sintomatologia psichiatrica.
Accade che le neo-mamme si trovino in difficoltà nei primi mesi di vita del bambino. Si trovano ‘spiazzate’ di fronte ad una realtà che si immaginava diversa e la donna, spesso, non viene ‘preparata’ ad affrontare questo cambiamento.
Le mamme sono felici di essere diventate madri, ma devono fare i conti con le privazioni che la maternità “infligge”: di autonomia, di tempo, relativa all'aspetto, alla femminilità, alla sessualità e alla propria identità di professionista. Ritengono di non aver diritto di sentirsi infelici, in un momento che dovrebbe essere caratterizzato, secondo il senso comune, da grande felicità e senso di realizzazione. Si sentono “cattive madri”.
Perché una donna possa prendersi cura del bambino, è necessario che senta che qualcuno si prenda cura di lei: durante il corso di accompagnamento alla nascita ci si sofferma sugli aspetti inerenti al parto, alla gravidanza, ai bisogni fisiologici ed emotivi del bambino e della mamma, alla relazione di coppia e con le famiglie d'origine.
In questi momenti, le figure a cui fare riferimento sono: il medico ginecologo, l'ostetrica, lo psicologo, il medico pediatra e il medico di base.
Melissa Pozzo
Interessante. Soprattutto l'idea che la neo mamma non si senta socialmente in diritto di sentirsi triste e la cosa la fa entrare in depressione!!.
Ma la cosa può riguardare anche i padri?
Scritto da: Mauro | 27/04/2009 a 19:09
Nella mia esperienza di madre (ho una bimba di due anni, Sara e tra poco sarò mamma di un bimbo, Giacomo) la depressione post partum viene vista cone un "continuum" della condizione mitologica di chi aspetta un figlio.
Una donna che aspetta un figlio ha su di sè il carico della cosiddetta "felicità della gravida".
Deve sorridere, essere gentile, interpretare un ruolo.
Ho avuto gravidanze complesse e difficili, la prima conclusasi al quinto mese.
Da lì ho capito che "essere gravide" è una condizione umana assolutamente fragile e di difficile equilibrio, se ci si paragona in continuo con il mito della donna incinta felice. Semplicemente si può essere preoccupate, tristi e ansiose per tutti i 9 mesi. Possibilmente senza sentirsi in colpa,ma umane.
Con le amiche che aspettano, siamo professioniste poco più o poco meno che quarantenni,ci si trova e ci si domanda perchè da quando siamo gravide parenti e amici ci considerino solo "pance" e non più teste pensanti. Siamo economiste, ingegnere, filosofe ma da qualche mese a questa parte la collettività si rivolge a noi solo per parlare di "bodini", pannolini, nomi, flussi doppler, diagnosi prenatale, ect, ect.
Per questo ho sempre ritenuto fondamentale mantenere anche una dimensione lavorativa e di relazioni che andasse oltre al momento gestazionale.
Ed ha funzionato.
Questa volta (dovrei partorire tra una settimana al Sacco) mi candido per le elezioni amministrative di Giugno, e spero di riprendere il lavoro a settembre/ottobre.
Felice di essere madre, ma non solo.....
Scritto da: Ciparina | 28/04/2009 a 22:18
Penso la tua esperienza diretta ci suggerisca, in qualche modo, che ricordare a noi stesse che siamo anche donne con bisogni, desideri, speranze, aspettative che vanno al di là della gravidanza, ci dia il diritto di non essere solamente un "contenitore".
Ai propri occhi e a quelli del mondo.
Questa cosa si connette con ciò che scrive Mauro, dove la mamma può individualmente darsi il diritto di essere triste, anche se socialmente le pare di dover essere un mero "contenitore" felice.
Il senso di responsabilità o di inadeguatezza rispetto alla nascita del bambino potrebbe far sviluppare nei neo-padri una sorta di preoccupazione che in alcuni casi sfocia in depressione.
Scritto da: Melissa Pozzo | 29/04/2009 a 07:49
Posso estendere un po' il discorso ai diversi tipi di disturbi psichici post-partum?
La PPD vera e propria di cui si parla qui colpisce, come detto, il 10-20% delle puerpere (i dati in letteratura sono piuttosto discordanti) e può variare molto in gravità, da sintomi lievi a depressione grave.
E' caratterizzata da vissuti di tristezza, mancanza di piacere e di voglia di fare le cose, mancanza di interesse/ostilità/ansia eccessiva per il bambino, pianto, angoscia, paura a stare sola col bimbo, stanchezza, disturbi del sonno e dell'appetito. Sensazione di essere inadeguata, colpevole, non c'è gioia per il lieto evento e ce ne si vergogna. Spesso sono presenti timori di fare del male al neonato e di perdere il controllo.
I media ne parlano e molte donne incinte la temono.
Corsi di preparazione al parto ben condotti dovrebbero essere mirati a individuare le donne a rischio e cercare di fornire a tutte strumenti operativi per prevenire il disturbo.
Si parla meno del BABY BLUES che è invece un aspetto del post-partum che ha componenti ormonali/fisiologiche e che viene sperimentato da un ampio numero di puerpere.è leggero, benigno e transitorio. Di solito compare in terza-quarta giornata e si risolve nel giro di due settimane circa. Colpisce il 70% delle puerpere di cui il 20% degenera in depressione post-partum.
Fa sentire tristi, spossate e con facilità al pianto.
Gli aiuti esterni e la condivisione dell'esperienza della maternità di cui qui si parla aiutano moltissimo ad evitare che degeneri!
C'è poi un terzo disturbo possibile e specifico di questa delicata fase di cui non si parla per nulla ed è il DISTURBO POST-TRAUMATICO DA PARTO che viene molto spesso scambiato per PPD.
Si manifesta ad 1-6 mesi dal parto.
Le esperiene traumatiche che più comunemente lo causano sono: travaglio molto lungo e doloroso, cesareo d'urgenza, aver vissuto il parto con forte senso di impotenza/incapacità/perdità di controllo, non essere stati rispetatti e considerati dal personale sanitario, aver subito violenza.
I sintomi sono quelli dei comuni disturbi post-traumatici da stress:, incubi, flashback, stati di panico, evitamento di luoghi e pensieri associati all'evento, parestesie, solitudine, sensazione di sentirsi perse, senso di inadeguatezza, rabbia.
Esistono terapie specifiche per i traumi che sono molto efficaci nel trattamento di questo disturbo e che portano alla sua risoluzione in tempi brevi. Chiedere aiuto in tal senso si dimostra molto utile soprattutto nei casi in cui ci sia il desiderio di avere altre gravidanze.
Dr. Irene Koulouris
Scritto da: Irene Koulouris | 30/04/2009 a 15:40
Grazie per il tuo prezioso contributo. Più le informazioni vengono condivise, più c'è possibilità di prevenire tali problematiche.
In effetti, i nostri corsi di accompagnamento al parto prevedono spazi di spiegazione e confronto relativi ai disturbi specifici del postpartum, così come un'attenzione e una cura volte ad ogni singola donna e ad ogni singola coppia, con la loro personale e preziosa storia.
Scritto da: Melissa Pozzo | 01/05/2009 a 09:33
Io sono incinta di poche settimane ma credo di essere un soggetto a rischio. Soffro da anni di attacchi di panico, assumo lo Zoloft (anche in gravidanza) e la sindrome della depressione post partum, di cui ho sempre e ampiamente sentito parlare, è stata sempre per me un motivo di paura, che mi ha condizionato anche nella decisione di avere un figlio.
Oggi ci penso molto e vorrei capire se ci sono strutture a cui posso rivolgermi e cercare di prevenire. Avete suggerimenti? Grazie molte.
Scritto da: Barbara | 07/05/2009 a 18:35
Cara Barbara,
tu sei la più esperta di te stessa e se ritieni che ti potrebbe essere utile uno spazio in cui confrontarti con le tue legittime preoccupazioni, è giusto che tu possa trovarlo.
Generalmente ogni Reparto di Ginecologia e Ostetricia fa riferimento a figure professionali preparate per prevenire un disturbo come la depressione postpartum. In ogni caso i primi che possono darti delle indicazioni utili sono: il ginecologo che ti segue in gravidanza e il medico che ti ha prescritto lo Zoloft.
Se non abiti troppo lontano dall'Ospedale sacco, ovviamente, siamo a tua disposizione per un incontro.
Scritto da: Melissa Pozzo | 08/05/2009 a 08:24
Grazie Melissa, ne parlerò di sicuro con la mia ginecologa, la prof. Cetin, e vi verrò a trovare al Sacco.
A presto.
Scritto da: Barbara | 08/05/2009 a 13:19
Beh, questa mi sembra un'ottima idea!
Naturalmente, ti aspetto!
Scritto da: Melissa Pozzo | 08/05/2009 a 19:46